
Il cielo era blu scuro.
Era notte.
Mi svegliavo sempre più stanca di come mi ero addormentata, ma stavolta no; ricordavo di aver visto l'alba e di essermi abbandonata in seguito ai ricordi, ormai, gli unici bagliori di luce a cui potevo affidarmi quando volevo.
Mi sembrava strano, di solito non dormivo; o meglio, non riuscivo a dormire. Non sopportavo quelle macchie grigre che pulsavano una volta chiusi gli occhi, mi riportavano alla mente immagini che non volevo vedere ma mi era impossibile cancellare. Non ero più padrona del mio subconscio.
Non ero abituata ad un sonno tranquillo, senza incubi. Quella notte era andata diversamente e non riuscivo a capirne il perchè.
Forse il dolce ricordo del tempo che fu mi aveva accompagnata in quello stato di tanto desiderato torpore, proteggendomi da qualsiasi altro pensiero.
Incredibile come un fotogramma della mia bellissima vita passata potesse aiutarmi in quel modo.
Volevo provare una cosa: chissà se quelle immagini mi avrebbero fatto da scudo se avessi cercato di riportare alla mente tutt'altro ricordo.
Erano ormai passati anni, tanti, da quell'undici settembre. Il fatto che avessi perso qualcuno non era strano, daltronde erano poche le persone di qui a non conoscera almeno una persona che era all'interno di quel palazzo. Quanti figli, mariti, nipoti, moglie, sorelle e fratelli erano scomparsi quel giorno, per quel gesto folle, che rappresentava alla grande il limite fissato per la inumanità di certe persone.
Il suo viso era dolce ed angelico, dalla forma tonda e le guance rosee. I lunghi capelli rossi scuri, che facevano da cornice a quella faccia così simile al sole nel giorni d'estate, tirati indietro da un foular con sopra un motivo floreale.
La camicetta color panna con delle piccole balze alla destra ed alla sinistra dei bottoncini, la gonna marrone di seta.
E' come se ti avessi accompagnata tra le braccia dell'inferno, con la mia macchina.
"Uff, che rogna cambiare lavoro"
"Ma sei sicura? Non fai tempo a riprenderti quello vecchio?"
"Non ci penso nemmeno! Non voglio restare in quel posto un altro giorno della mia vita! Se per scrivere qualche articolo in più devo accettare le proposte indecenti del capo redattore! E' fuori dal mondo proprio!!"
"Già, in effetti."
"Stasera che facciamo?Usciamo?"
"Fa troppo freddo, Kri. Prendo un film mentre torno a casa, ok?"
"Aggiundicato. A dopo."
Scesa dalla macchina ti avevo vista attraversare la strada, e, una volta arrivata alla porta di quell'immenso grattacielo, mi avevi fatto vedere il pollice alzato. Avevo risposto con un sorriso e ti avevo vista scomparire dietro quei vetri.
Tu eri così...
Volevo provare una cosa: chissà se quelle immagini mi avrebbero fatto da scudo se avessi cercado di riportare alla mente tutt'altro ricordo.
Sbagliavo.
Nemmeno loro ne erano capaci.
Era notte.
Era autunno. Impressionante quanto a New York potesse fare freddo quel ventisette novembre.
Ma il gelo esterno non poteva incrementare più di così quello che vi era all'interno.
Non sapevo per quanto ero stasa stesa sul pavimento, per quanto tempo avevo dormito.
Mi svegliavo sempre più stanca di come mi ero addormentata, ma stavolta no; ricordavo di aver visto l'alba e di essermi abbandonata in seguito ai ricordi, ormai, gli unici bagliori di luce a cui potevo affidarmi quando volevo.
Mi sembrava strano, di solito non dormivo; o meglio, non riuscivo a dormire. Non sopportavo quelle macchie grigre che pulsavano una volta chiusi gli occhi, mi riportavano alla mente immagini che non volevo vedere ma mi era impossibile cancellare. Non ero più padrona del mio subconscio.
Non ero abituata ad un sonno tranquillo, senza incubi. Quella notte era andata diversamente e non riuscivo a capirne il perchè.
Forse il dolce ricordo del tempo che fu mi aveva accompagnata in quello stato di tanto desiderato torpore, proteggendomi da qualsiasi altro pensiero.
Incredibile come un fotogramma della mia bellissima vita passata potesse aiutarmi in quel modo.
Volevo provare una cosa: chissà se quelle immagini mi avrebbero fatto da scudo se avessi cercato di riportare alla mente tutt'altro ricordo.
Erano ormai passati anni, tanti, da quell'undici settembre. Il fatto che avessi perso qualcuno non era strano, daltronde erano poche le persone di qui a non conoscera almeno una persona che era all'interno di quel palazzo. Quanti figli, mariti, nipoti, moglie, sorelle e fratelli erano scomparsi quel giorno, per quel gesto folle, che rappresentava alla grande il limite fissato per la inumanità di certe persone.
Il suo viso era dolce ed angelico, dalla forma tonda e le guance rosee. I lunghi capelli rossi scuri, che facevano da cornice a quella faccia così simile al sole nel giorni d'estate, tirati indietro da un foular con sopra un motivo floreale.
La camicetta color panna con delle piccole balze alla destra ed alla sinistra dei bottoncini, la gonna marrone di seta.
E' come se ti avessi accompagnata tra le braccia dell'inferno, con la mia macchina.
"Uff, che rogna cambiare lavoro"
"Ma sei sicura? Non fai tempo a riprenderti quello vecchio?"
"Non ci penso nemmeno! Non voglio restare in quel posto un altro giorno della mia vita! Se per scrivere qualche articolo in più devo accettare le proposte indecenti del capo redattore! E' fuori dal mondo proprio!!"
"Già, in effetti."
"Stasera che facciamo?Usciamo?"
"Fa troppo freddo, Kri. Prendo un film mentre torno a casa, ok?"
"Aggiundicato. A dopo."
Scesa dalla macchina ti avevo vista attraversare la strada, e, una volta arrivata alla porta di quell'immenso grattacielo, mi avevi fatto vedere il pollice alzato. Avevo risposto con un sorriso e ti avevo vista scomparire dietro quei vetri.
Tu eri così...
Volevo provare una cosa: chissà se quelle immagini mi avrebbero fatto da scudo se avessi cercado di riportare alla mente tutt'altro ricordo.
Sbagliavo.
Nemmeno loro ne erano capaci.
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