nothing is gonna change my world

sabato 22 agosto 2009

I can't stand the rain against my window, bringing back sweet memories



Era abbastanza tardi perchè New York iniziasse a svegliarsi veramente.

A giudicare dal rumore proveniente dalla strada, dai quei giovani prossimi ad un tour di locali troppo simili, troppo affollati e rumorosi, le risate di coloro a cui era stato concesso dimenticare e di poter buttare via un po' della loro vita tra quelle frivolezze che, a quanto pare, venivano considerate divertimenti.

Molto probabilmente tre anni fa, a quest'ora, sarei stata parte di un gruppetto di ragazze dall'andatura instabile dovuta dai tacchi, e dai quei cocktail di troppo, esattamente come quello che stavo osservando in quel momento.

Adesso le guardavo con attenzione, quelle ragazze, cercando di proiettare la mia immagine tra i loro corpi, coperti il minimo indispensabile per non morire di freddo. Una di loro stava progressivamente catturando la mia attenzione; il trucco le attribuiva un età compresa tra i 20 e i 25 anni, non stava a me decidere se dietro quel viso nascosto dal mascara e dal fondotinta vi era una 17 decisa a diventare grande anzitempo o una quarantenne che, al contrario, cercava disperatamente di averne un po' indietro, di tempo.

Non mi importava minimamente di scoprire gli alterini di quella ragazza o donna che fosse, la osservavo mentre, a passi stenti, proseguiva lungo il marciapiede illuminato dai lampioni e costeggiato da albero spogli ed infreddoliti; aveva una grazia innata nei movimenti, anche da ubriaca; proseguiva lentamente agitando un braccio a mezz'aria, disegnando delle piccole onde accanto al suo corpo snello, e muoveva la testa facendo delle circonduzioni. Sembrava stesse ascoltando qualcosa di difficilissimo e quasi impercettibile, per quanto visibile a qualsiasi occhio ancora aperto. Sembrava stesse ascoltando la città, quella vera: i fruscii delle foglie di central park, i canti di Broadway, i sax dei musicisti di strada.

Non potevo evitare di paragonarla a qualcun altra, la migliore ascoltatrice di New York che, quella città, gelosa nel vedere che qualcuno stava a poco a poco scoprendo tutti i suoi segreti, si era portata via.

Mentre, senza accorgermene, abbassavo lo sguardo vidi una goccia sul vetro della finestra, pian piano seguita dalle sue compagne.

Vidi la ragazza che tanto mi aveva affascinato scomparire con i suoi amici all'interno di un cafè ancora aperto, cercando riparo da quella pioggia improvvisa.

Mi toccai una guancia e sussultai sentendola bagnata.

Stavo piangendo.

E New York piangeva con me.
Forse quella notte si era finalmente resa conto di ciò che aveva fatto.

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