
Non c'era verso di stare da soli, quella notte.
Notte colorata di rosso e cuori di plastica, freddi e fragili. Notte adornata di rose e profumata di biscotti con le gocce di cioccolato fatti in casa.
Il divano di belle bordeux mi sembrava così comodo in quel momento, quando insieme ridevamo guardando i libri di mio padre, accuratamente disposti sul puff, accanto alle foglie aromatizzate e secche che emanavano un familiare odore di autunno.
Era divertente, ma il tempo passava a differenza della mia voglia di stare tra le tue braccia.
Ho sentito dei passi provenire dalle scale di marmo e dal buio del corridoio ho visto arrivare qualcuno, non mi sono interessata sul chi fosse, sapevo che Valentina avrebbe provveduto ad inventarsi una scusa, per lasciarci soli qualche attimo di più.
Non ricordo come o perchè, ma sentivo il bisogno di sentirmi protetta tra le mura di camera mia, ormai sconfitta dagli eventi e rassegnata.
Ma tu mi hai seguita, come se non aspettassi altro come me.
Avevo coperto il parquet con un lenzuolo, poche ore prima ; "Pascoli Occupa!" ricordo del tempo che fu, tempo di ideali e voglia di giustizia, di studenti incazzati ed assemblee in piazze e cortili.
Ero distesa, di lato, su quella scritta, sentivo l'inchiostro sulla pelle ed l'odore di vernice mi bruciava nel naso, fino ad arrivare al cervello.
La porta si è chiusa e ti sei seduto accanto a me.
I tuoi occhi hanno ispezionato la mia stanza e mi sono sentita incredibilmente in imbarazzo, sentivo il calore sulle guance e lo sguardo da bambina impacciata in volto.
Ti sei soffermato sul mobiletto con le ante di vetro, con sopra il televisore, scovando tra i dvd visti e rivisti i cofanetti di The O.C.
'Me li devi prestare!'
'Non credo proprio!!'
'Potrei convincerti..'
'Ah sì? E come pensi di riuscirci? Sentiamo..'
Ho adorato il tuo efficace metodo di persuasione; mi hai dato un bacio.
Il frastuono non l'ho più sentito in quel momento, eppure sono sicura che fuori da quella porta, attraverso quella fessura, a pochi centimetri da noi vi era una festa. La festa più silenziosa ed inesistente a cui abbia mai partecipato.
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