nothing is gonna change my world

giovedì 20 agosto 2009

if you wanna kill yourself remember that I love you



Mi nascondevo, non so da cosa, forse da me stessa.

Avevo voglia di aranciata ma in frigorifero c'era solo un pezzo di formaggio, al centro esatto del secondo scompartimento.

La radio accesa raccontava storie di qualcun altro, dediche di canzoni che non mi interessava sentire, sostanzialmente.

Era solo un altro giorno senza nome e senza alcun motivo di esistere. Da tempo ormai non guardavo più l'orologio. Mangiavo quando avevo fame, dormivo quando i miei occhi increspati di lacrime decidevano di chiudersi e mi guardavo allo specchio, o in qualsiasi superficie con potere di riflettere un'immagine, il meno possibile.

Non avevo tende per coprire quelle grandi finestre che davano su una strada affollata; spesso stavo a guardare la città, per ore, minuti, secondi. Una metropoli sempre in movimento che non sentiva il bisogno di chiedere spiegazioni, colma di abitanti con una storia ed una vita davanti ed indietro.

Mi costruivo nomi e storie, delle persone che vedevo attraversare la strada, entrare ad un tabacchi, prendere un taxi mentre parlavano animatamente al cellulare. Chi c'era dall'altra parte? Altra gente, gente che ignorava, che non poteva sapere e che non avrebbe mai saputo.

New York urlava, sì, in quei giorni la grande mela stava urlando; più del solito. Mi chiamava, voleva che anche io facessi parte di quella mandria spensierata. La mia città desiderava ardentemente che tornassi a camminare quei marciapiedi consumati dal tempo.

New York urlava.

E Dio solo sa quanto avrei voluto rispondere.

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