I calzini e i maglioni non sono mai abbastanza e la mia pelle sembra ogni giorno più sensibile al mondo esterno.
Ci sono giorni in cui vorrei starmene sotto le coperte, protetta e al sicuro, vorrei non fermarmi ogni due parole e riuscire a scrivere come facevo una volta.
Mi sento svuotata di tutto, senza più parole, senza più niente da dire ed è come se un pezzo di me stesse riposando da troppo tempo, indisturbato, e non c'è modo di risvegliarlo.
Sei mesi fa mi sarei chiusa in bagno con un paio di forbici e accorciato i miei capelli senza pietà e senza piangere, desiderare così tanto un briciolo di leggerezza da eliminare anche solo pochi grammi.
La disperazione.
Quando vedrò scendere bianco ovattato dal cielo sorriderò automaticamente.
Mio padre mi ha messo un tappeto in camera, sta lì, tutto storto a coprire una buona parte di parquet e mi piace, ha colori d'autunno e motivi geometrici, mi viene voglia di distendermi e guardare il soffitto tutta la notte, ma mi ripeto che non ho tempo da perdere, nonostante questo spreco pomeriggi interi in futili passatempi.
Mi diletto nella visione di cartoni animati e vari telefilm, bella noia.
Niente sole d'inverno, niente pomeriggi all'aperto, pochi amici e troppo tempo libero.
Potrei impazzire da un momento all'altro, non so niente di niente e non so come fare a sapere di nuovo quel che sapevo, quel che mai saprò.
Non so più niente.
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