Penso di essere stata chiusa in una gabbia d'oro per circa sei mesi, senza interessarmi a guardare più in là del mio naso. Incredibile, ho provato prime emozioni senza aver parole per raccontarle.
Mi hanno detto che non c'è poesia senza sofferenza, e forse è così perchè ho avuto mille sorrisi sulle labbra e quasi mai una penna in mano.
Ne soffro.
Forse avrei dovuto fissare i ricordi, per rileggerli e sorridere tra cinque dieci o più anni, ma sono fresche ancora le cicatrici e il tumori benigni che porto sulla pelle.
Non credo di avere bisogno di nessun documento cartaceo, la mia mente spugnosa è sufficiente.
Le rose sono già sbocciate da tempo, le nuvole sono tornate oggi e la cosa mi piace; baci di pioggia mi sono arrivati leggeri sulle guance ed hanno lavato via dubbi per almeno le prossime ventiquattro ore.
Potrei aver bisogno di piangere qualche volta, ma non ora. E potrei aver voglia di gridare, ma non adesso.
Potrei insultarti e mandarti al diavolo, ma non è ciò che voglio, sono fiera di te e di me. Di noi.
E mi viene spontaneo di rispondere 'bene' quando mi chiedono come sto, e non per tagliare corto ed evitare l'argomento.
Ho un'anima di gomma e marzapane, sento rumore inconfondibile di ruscelli e libertà, e corde di chitarra vibrano.
Sento spazio tutt'intorno a me, sconfinato e immenso spazio.
Posso chiudere gli occhi ed essere padrona di vedere ciò che voglio, e non sono schiava di niente, di nessuno, nessun sentimento o sensazione e per la prima volta da tre settimane mi sento sollevata.
Sto riscoprendo me stessa e quello che voglio.
Correre, posso correre nei campi di rossi papaveri? Rossi come le labbra a gennaio.
E le spighe di grano tra i capelli e nelle scarpe, sfiorarle con le mani e sentirmi solleticare le gambe.
Posso essere felice così.
Nessun commento:
Posta un commento